Bisanzio

«A pensarci bene, è la stessa questione dell’iconoclastia a Bisanzio. Gli iconolatri erano menti estremamente sottili: sostenevano di rappresentare Dio per la sua maggior gloria, ma in realtà, simulando Dio nelle immagini, dissimulavano in tal modo il problema della sua esistenza. Ogni immagine costituiva un pretesto per non porsi il problema dell’esistenza di Dio.
Dietro a ogni immagine Dio era scomparso. Non era morto, era scomparso, e cioè il problema non si poneva neanche più. Il problema dell’esistenza o della non-esistenza di Dio era risolto attraverso la simulazione.
Ma si può pensare che questa sia appunto la strategia di Dio: sparire, e proprio dietro le immagini. Dio approfitta delle immagini per sparire, obbedendo anch’egli all’impulso di non lasciare tracce.

Così, si realizza la profezia.
Di schermo in schermo non resta altro destino all’immagine che l’immagine stessa.
Le cose hanno ingoiato il loro specchio. E avendo ingoiato il proprio specchio, sono diventate trasparenti a se stesse, non hanno più segreti, non possono più creare l’illusione».