Giacevo attentamente nella stanza occidentale

Sebbene fossi in apparenza solo il sacco di carne che ero, giacevo attentamente nella stanza occidentale.
Crollato, morto da frazioni di secondo, da ere, nella ormai avvenuta contrazione temporale dei secoli, i secoli terrestri e americani: istantaneamente, e nel susseguirsi di ogni immagine, trascorsi.

Rammento di quest’attimo gli occhi: staccatisi appena, nella viscida forma di sferette gelatinose, essi erano distanti dal cranio. Eppure: io vedevo. Osservavo un ambiente del tutto visibile.
Parti ulteriori del corpo, diverse, coprivano ben altre distanze. La materia organica era dispersa a brandelli, lacerata, esplosa, conseguente a un atto finale.

Cosa ero? Un animale disaggregato e giacente nella stanza occidentale, defunto tra i defunti, che a discapito della sua propria disaggregazione vede tutto e da tutto è visto: questo io ero?

In tale modalità inaudita mi trovavo dunque a osservare: o meglio, si sarebbe detto, a toccare, tanto era solida quella forma del guardare. Ogni oggetto presente nella stanza rilasciava una sostanza più o meno densa. Lo sguardo, in uno suo movimento che non era più un movimento, essendo lo sguardo ubiquitario, incontrava questa sostanza, si bagnava.
Questo significava, adesso, guardare.

L’ambiente osservava me che osservavo l’ambiente: suppellettili, oggetti, vestiario, resti di cibo. Vi erano armi: alcune rese automatiche da opportune modifiche, altre semiautomatiche, tutte in gran numero.

Fuori si crollava sotto i colpi di tali armi, ma si era già morti, distesi, adagiati, scomposti come bambole rotte. Pur continuando ancora a cadere sotto i colpi che erano molti, a raffica, si giaceva inanimati da prima. Tutto era accaduto, tutto continuava ad accadere. Le urla, non udibili, non erano fatte di suoni: erano bagliori appiccicosi come gli oggetti della stanza. Toccavo le urla con lo sguardo ed era tutto viscido, occidentale.

Fu dunque così che io trascorsi.

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Las Vegas, Stati Uniti. Intorno alle ore 22 di domenica 1 ottobre Stephen Paddock, pensionato di 64 anni, spara contro il pubblico di un concerto dalla sua stanza di albergo al 32esimo piano e poi si suicida. Il bilancio sarà di 59 morti e più di 500 feriti.