Il fronte interno

È il fenomeno umano.
Occorre un certo sforzo della ragione e di salvaguardia della dignità per non cedere alla parte peggiore di sé.

Il rancore e il risentimento che plasmano le dinamiche politiche agiscono attraverso le classi, i ceti, i clan: pervadono gli ambienti operai e post operai, quelli impiegatizi, gli artistici, gli ambienti letterati come quelli illetterati. Ed è una lettera, quella del rancore e del risentimento, che non smette mai di essere inviata.

Secondo il celebre aforisma razionalista di Einstein sono ignote le modalità di svolgimento della Terza guerra mondiale, mentre la Quarta sarebbe stata sicuramente combattuta con le pietre. Era questa l’ipotesi del Novecento.
Dall’altro lato, già in fuga verso la fine, in “La mostra delle atrocità” del visionario Ballard, lo scopo ultimo del protagonista è quello di scatenare la Terza guerra mondiale “in senso non convenzionale”, in modo che venisse combattuta interamente nella propria testa.

La Terza guerra, la Quarta guerra: scenari concettuali archeologizzati dall’estinzione della Storia. Così che, archiviata la cardinalità novecentesca, la guerra si fa permanente e si combatte nella propria mente.
Ogni sinapsi è trincea. Il fronte è finalmente interno.

Arriveranno tempi bui; se non altro, perché sono già arrivati.