In morte di Sergio Marchionne

Secondo il giurista inglese Edmund Plowden (1518-1585) il corpo del sovrano possiede una duplice natura: al di là del corpo fisico, mortale, soggetto all’invecchiamento e alle malattie, il sovrano dispone di un corpo“politico”, immaginario, invisibile, incorruttibile, che non invecchia, non si ammala, non muore. All’interno di questo corpo, che passa da un sovrano all’altro in una successione senza fine, si concentra l’essenza stessa della sovranità, del potere.

L’80% dell’economia tardo-capitalista è immaginaria.
Il suo è un movimento inesorabile verso la pura astrazione, verso il nulla. Il suo unico fine è imbastire un definitivo spettacolo di valorizzazione destinato agli azionisti del mondo.
Il lavoro dei consumatori consiste nell’immaginare il valore del prodotto; il lavoro degli investitori consiste nell’immaginare la crescita futura del valore di impresa: «A questo secondo livello, il lavoro di immaginazione è duplice, o al quadrato: l’investitore immagina che gli altri investitori immaginino che i valori legati al lavoro immaginario cresceranno» (J.P. Galibert, I cronofagi, 2013).
Ogni capitale, e tutto il capitale, deve dunque essere convertito in immaginario e, successivamente, in immaginario dell’immaginario.

Ne consegue che questo lutto in assenza di lutto che ci troviamo senza posa ad esperire persegue due finalità:
1) la trasmissione ininterrotta esempiterna del corpo del sovrano;
2) la conversione dell’intero capitale in immaginario dell’immaginario.