Questa nozione un po’ bizzarra di piega

«…Ho appena scritto un libro su un grande filosofo, che si chiama Leibniz, insistendo su una nozione che mi sembrava importante per lui, e che è molto importante per me, che è la piega, la nozione di piega. Penso allora di fare un libro di filosofia su questa nozione un po’ bizzarra di piega. Cosa mi succede? Ricevo delle lettere, come sempre, e ci sono delle lettere un po’ insignificanti, anche se sono affascinanti e calorose e mi toccano molto, dicono “hai fatto un buon lavoro”; lettere di intellettuali a cui è piaciuto o non è piaciuto il libro. E poi ricevo delle lettere, meglio due tipi di lettere, che mi fanno sbarrare gli occhi. Lettere di persone che mi dicono “la sua questione della piega siamo noi”. E mi accorgo che sono persone che fanno parte di un’associazione che oggi raccoglie 400 persone in Francia, e forse aumenteranno: l’associazione dei piegatori di carta. Hanno una rivista, me la mandano e mi dicono: “siamo completamente d’accordo. Lei fa quello che facciamo anche noi”. Bene, mi dico, ha funzionato. Poi ricevo un altro tipo di lettera che nello stesso modo dice “la piega siamo noi”. È una meraviglia. Mi viene in mente Platone. I filosofi per me non sono persone astratte, sono dei grandi scrittori, e dei grandi autori, molto concreti. In Platone c’è una storia che mi mette gioia e che è forse legata all’inizio della filosofia, ci torneremo sopra. Platone dà una definizione, per esempio: “che cos’è il politico?”. Il politico è il pastore degli uomini. Allora arrivano molte persone che dicono “bene, il politico siamo noi”. Per esempio arriva il pastore e dice: “io vesto gli uomini, quindi sono il vero pastore degli uomini”; arriva il macellaio e dice “io nutro gli uomini, sono io il loro pastore”; arrivano i rivali…
Io ho fatto un po’ la stessa esperienza. I piegatori di carta che arrivano e dicono “la piega siamo noi”. Gli altri di cui parlavo, che mi hanno inviato esattamente lo stesso tipo di lettere, è impressionante, sono i surfisti. A prima vista non c’è alcun rapporto con i piegatori di carta. I surfisti dicono: “siamo completamente d’accordo, perché cosa facciamo? Ci insinuiamo continuamente nelle pieghe della natura. Per noi la natura è un insieme di pieghe mobili. Ci infiliamo nella piega dell’onda, abitiamo la piega dell’onda. È questo il nostro compito”. Abitare la piega dell’onda, ne parlano in modo eccezionale… Pensano, non si accontentano di andare sul surf, pensano a ciò che fanno…»

Gilles Deleuze
Abecedario, C come cultura